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Nepal: il nostro viaggio in cima al mondo

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Il viaggio in Nepal era uno dei nostri grandi sogni nel cassetto. Dopo averci riflettuto per mesi, abbiamo deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo e provare l’avventura in uno dei paesi più affascinanti al mondo. In Nepal, abbiamo trascorso 16 indimenticabili giorni tra montagne, laghi, trekking, preghiera e meditazione. Ci siamo completamente immersi nella cultura del posto grazie anche ad una serie di fortunati (e spesso singolari) incontri con un popolo – quello nepalese – che si apre agli altri come nessun altro al mondo.

Il nostro itinerario

Prima della partenza per il Nepal, abbiamo provato a definire il nostro itinerario. Ve lo diciamo chiaramente: non è stato affatto facile. Il Nepal è un paese piuttosto grande ma soprattutto non è semplice muoversi da un luogo all’altro in rapidità: i collegamenti stradali non sono il massimo, quelli aerei scarsi e i treni inesistenti. Ci sono molte agenzie turistiche che offrono pacchetti “cotto e mangiato” ma noi avevamo idee diverse. Il nostro desiderio era soprattutto quello di creare un itinerario di viaggio che ci consentisse di avere un mix equilibrato tra natura, attività all’aria aperta, trekking, cultura e confronto con la popolazione locale. Il risultato è stato soddisfacente anche se lo abbiamo ottenuto con una buona dose di casualità. Ma bando alle ciance! Ecco a voi il racconto del nostro viaggio in Nepal!

Giorno 1: arrivo in Nepal

Ancora una volta, Milano Malpensa è il punto di partenza di un nostro viaggio. Abbiamo prenotato un volo con Turkish Airlines che ci porterà fino a Kathmandu, passando per Istanbul. Per la prima volta, però, il volo non ce lo siamo prenotati da soli. Ci ha infatti aiutato il Consolato nepalese di Roma che, con grande cordialità e disponibilità, ci ha aiutato ad ottenere un po’ di sconto sul biglietto aereo. È stato per noi un primo assaggio della generosità del popolo nepalese…

L’aeroporto di Tribhuvan ci accoglie con le solite nostre amiche nuvole che non impediscono comunque alla dorata statua del Buddha di brillare. Recuperiamo i bagagli, ritiriamo il nostro visto turistico, cambiamo un po’ di moneta e saliamo sul transfer messoci a disposizione dall’hotel che abbiamo prenotato. Appena arriviamo in hotel, troviamo ad accoglierci Maila, la guida che ci accompagnerà nei prossimi giorni. Chiacchieriamo un po’ con lui guardando il programma dei giorni seguenti, quindi lo salutiamo, ceniamo e andiamo a dormire sul presto. Il fuso orario e la stanchezza del viaggio si fanno sentire, meglio riposare ed essere carichi per la partenza del mattino seguente.

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L’aeroporto di Tribhuvan a Kathmandu ha una enorme statua del Buddha sulla pista di decollo

Giorno 2: da Kathmandu a Bandipur

La mattina chiudiamo gli zaini e andiamo a incontrare Maila. Il nostro secondo giorno in Nepal lo trascorreremo a Bandipur, una pittoresca cittadina ai piedi dell’Himalaya che raggiungiamo in poco più di 4 ore di auto. Bandipur è una città di Newar (una delle etnie del Nepal) non distante dall’epicentro del tragico terremoto del 2015. Ciononostante, la cittadina è stata colpita solo marginalmente dalle scosse sismiche ed è riuscita quindi a mantenere il suo sapore antico presentandosi con un misterioso mix di storia, architettura e viste incredibili sull’Himalaya. Lasciati i nostri bagagli al Bandipur Mountain Resort, iniziamo la perlustrazione della città. Bandipur è molto piccola e quasi tutto succede intorno a una sola via, quella principale. Ci sono molti ristoranti, caffè, negozi di artigianato e di alimentari. Stranamente, invece, non ci sono molti turisti: meglio così. Trascorriamo il pomeriggio camminando per Bandipur, in serata ceniamo e ci godiamo una birra gelata mentre un blackout (il primo di moltissimi nelle nostre due settimane di viaggio) ci obbliga a mettere via i nostri pc e ci consente di osservare uno scorcio di vita nepalese.

Leggi anche il nostro racconto di Bandipur, una tranquilla città sui colli nepalesi!

Giorno 3: da Bandipur a Pokhara

Anche la terza giornata in Nepal inizia presto. Partiamo di buon’ora da Bandipur per raggiungere Pokhara, dove arriviamo dopo poco più di 2 ore di auto. Lungo la strada, il paesaggio cambia: la polvere e la terra lasciano il posto a una vegetazione molto più fitta e verde. Non sembra neanche di essere a 1.400 metri d’altitudine! Pokhara è decisamente il nostro luogo preferito di tutto il Nepal. La cittadina è circondata dalle acque di laghi (il più famoso è il Fewa Lake) e fiumi che la rendono luogo perfetto per praticare qualunque sport. Da qui, inoltre, partono alcuni dei circuiti di trekking più famosi di tutto il Nepal. Il centro cittadino di Pokhara si sviluppa lungo il lago ed è un vero e proprio paradiso per noi. Dal momento che trascorreremo a Pokhara diversi giorni, decidiamo di passare il primo senza troppa ansia di girare. Approfittando del bel tempo, puntiamo decisi verso il World Peace Pagoda. Cos’è il World Peace Pagoda? Beh si tratta in sostanza di un bianchissimo stupa che sorge sulla vetta di una collina a ridosso del Phewa Lake. Lo raggiungiamo a piedi e ci imbattiamo in un gruppetto di indiani che ci chiede insistentemente di posare con loro per alcune fotografie. Ci godiamo il nostro momento di celebrità, quindi scendiamo a bordo lago, prendiamo una canoa e ritorniamo al nostro hotel. Per cena, optiamo per un famoso ristorante cinese (il cibo nepalese è buono ma sempre uguale!) e trascorriamo la serata in un bellissimo pub internazionale con vista sul lago.

Nepal
Le montagne sotto i 4mila metri vengono chiamate “colline” dai nepalesi.

Giorno 4: trekking da Pokhara all’Australian Camp

Il quarto giorno ci svegliamo belli riposati e pronti per affrontare il nostro primo trekking in Nepal! D’accordo con la nostra guida, abbiamo deciso di iniziare con un trekking facile che ci porterà fino all’Australian Camp lungo uno dei percorsi più turistici. Dal momento che cammineremo 6-7 ore al giorno per due giorni, decidiamo di lasciare i nostri zaini in hotel a Pokhara portando con noi solo l’essenziale in due zainetti a parte. Già, colline: la nostra guida ci avvisa infatti che tutti i monti sotto i 4mila metri sono chiamati colline in Nepal. D’altra parte come possiamo dar torno a un popolo che ha vette di oltre 8mila metri sul proprio territorio? Il nostro trekking inizia da Phedi, un villaggio a circa 45 minuti da Pokhara. Da qui cominciamo a salire degli scaloni di pietra in mezzo ad una fittissima foresta di rododendri. Nonostante sia la stagione dei monsoni, la nostra giornata di trekking inizia con un sole fantastico che ci consente di ammirare le meravigliose colline della regione dell’Annapurna non appena la foresta si dirada. Dopo un’ora, raggiungiamo Dhampus dove ci fermiamo per una prima breve pausa. Senza intrattenerci troppo per il timore di pioggia, continuiamo a salire per un’altra ora passando attraverso campi e piccole case fino a raggiungere una specie di terrazza da cui ammiriamo una vista indimenticabile. Non siamo per nulla allenati e iniziamo a patire la fatica, per cui chiediamo alla nostra guida di anticipare il pranzo così da riposarci un po’. Dopo pranzo, ricominciamo la salita in mezzo alle foreste fino a Pothana, altro micro villaggio che raggiungiamo in circa due ore. A Pothana, approfittiamo per riposarci un attimo e recuperare un po’ d’acqua prima di intraprendere il tratto finale che ci porta finalmente all’Australian Camp. Siamo letteralmente distrutti! La felicità di avercela fatta è, però, seconda solo allo spettacolare tramonto che scende su di noi e sulle vette dell’Himalaya mentre consumiamo la nostra cena nel Lodge in cui trascorreremo la notte.

Giorno 5: trekking fino a Sarangkot

Il nostro secondo giorno di trekking è teoricamente più semplice. Teoricamente, appunto, perché le nostre gambe sono letteralmente KO dopo la fatica del giorno precedente! In ogni caso non possiamo rimanere all’Australian Camp per sempre, quindi ci facciamo coraggio e partiamo. L’obiettivo è quello di raggiungere a piedi il punto panoramico di Sarangkot. La nostra guida ci informa che il cammino è più facile rispetto a quello per l’Australian Camp, ma non sappiamo se credergli o meno. Dopo colazione, chiudiamo i nostri zainetti e iniziamo a camminare lungo il percorso noto come “Naudanda” (Nine hill). Ci sono molti saliscendi per cui non è così faticoso come temevamo. Senza troppe lamentele, arriviamo fino all’ora di pranzo Ci fermiamo a mangiare un po’ di carne in scatola e a bere un caffè che la nostra guida, Maila, aveva provvidenzialmente preparato al Lodge e messo nel suo termos per noi. Dopo pranzo, camminiamo ancora per un paio d’ore fino a che non raggiungiamo finalmente Sarangkot. Il villaggio è preso d’assalto dai turisti. Pare infatti che da qui si abbia una vista pazzesca sull’Himalaya ma noi, come al solito, siamo fortunati: piove! Dopo esserci riposati, ceniamo e trascorriamo la serata in compagnia di un gruppo di turisti di diverse nazionalità che incontriamo nel Lodge.

Giorno 6: di nuovo a Pokhara

Ci svegliamo al mattino, facciamo colazione e torniamo a Pokhara dove, una volta rientrati nel nostro hotel, riusciamo finalmente a farci una più che meritata doccia! Trascorriamo quindi la giornata andando alla scoperta di tutte le principali attrazioni turistiche: le Devi’s Falls, il Gupteshwor Temple (un tempio induista all’interno di una grotta sotterranea!) e il campo profughi tibetano. A quel punto… non abbiamo più nulla da fare! Decidiamo di entrare in un bar con wifi per cercare ispirazione. E la troviamo! A pochi chilometri da Pokhara sorge infatti un monastero tibetano che ospita pochissimi turisti. Raggiungiamo la nostra guida e gli chiediamo il favore di contattarli per noi. Miracolosamente, hanno posto! Trascorriamo quindi il resto della giornata molto eccitati all’idea di una esperienza che abbiamo sempre sognato ma che mai abbiamo pensato di poter realizzare.

Leggi anche il nostro racconto di Pokhara, la più bella città del Nepal!

Giorno 7-8-9: dormire in un monastero buddista in Nepal

Raggiungiamo il Pema Ts’al – il monastero tibetano che ci ospiterà per i prossimi 2 giorni – di buona mattina. Il Pema Ts’al è una scuola per giovani monaci ed è frequentata da bambini e ragazza di età compresa tra i 4 e i 16 anni. Il direttore è un giovane ragazzo con un enorme tatuaggio sull’avambraccio con scritto “Free Tibet”: ok, forse meglio non dire che Alessandra lavora per una azienda cinese! È molto cordiale con noi e ci invita a non esitare a chiedergli qualunque informazione, sincerandosi solo che non disturbiamo i monaci durante la preghiera e che rispettiamo il loro silenzio. I nostri due giorni in monastero tibetano sono l’esperienza più bella del nostro viaggio in Nepal e ve la raccontiamo in questo articolo a parte.

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Dormire in un monastero tibetano è una delle esperienze più belle che si possano fare in Nepal

Giorno 10: da Pokhara a Chitwan

Il nostro decimo giorno in Nepal è probabilmente il peggiore di tutti. Partiamo all’alba per muoverci verso sud, in direzione del Parco Nazionale di Chitwan che si trova a ridosso del confine con l’India. Il tragitto è di circa 160 km che dovremmo teoricamente coprire in 6 ore circa. Teoricamente, appunto, perché il nostro viaggio è un inferno: ci impieghiamo oltre 10 ore su strade trafficate, polverose e a strapiombo tra le montagne! Arriviamo finalmente a Chitwan verso l’ora di sera. Alloggiamo al Maruni Sanctuary Lodge, un resort a cinque stelle immerso nel Parco Nazionale. Ce ne pentiamo subito! Il posto è effettivamente bello ma intorno a noi ci sono moltissime case di fango e paglia che ospitano i Taru, il popolo che abita questa regione denominata Terai. Ci sentiamo molto in colpa nei loro confronti e quindi decidiamo di contribuire in qualche maniera facendo acquisti nel mercatino dell’artigianato del villaggio più vicino.

Giorno 11: safari a Chitwan

Il Parco Nazionale di Chitwan ci era stato descritto come un paradiso naturale. E lo è effettivamente! In compagnia della nostra guida Taru, ci incamminiamo tra le erbe alte del parco per scorgere la fauna locale. La nostra guida è particolarmente interessata a mostrarci i volatili, ma noi siamo alla ricerca di altro. Con un po’ di fortuna, riusciamo a scorgere il rinoceronte bianco (che qui è protetto), elefanti, coccodrilli e orsi. Non vediamo, però, le tigri. Peccato! La giornata nel Parco la trascorriamo tra una escursione in elefante e una gita in canoa. Verso sera, ci portano lungo un fiume dove dovremmo, in teoria, “fare il bagno agli elefanti”. Se conoscete la nostra passione per gli elefanti, potete immaginare quanto fossimo eccitati all’idea! Giunti sul posto, però, scopriamo tristemente che qui gli elefanti vengono usati come delle specie di trampolini da un mare di turisti che si butta nelle acque del fiume dalla testa di queste povere bestie. Molto tristi e un po’ seccati, decidiamo di andarcene non senza aver provato – purtroppo senza successo – a provare a fermare questo brutale sfruttamento. La serata la trascorriamo quindi nel nostro resort in compagnia della nostra guida, pianificando la parte finale del nostro viaggio.

Chitwan
Il tramonto su Chitwan è uno dei più romantici di tutto il Nepal

Giorno 12: da Chitwan a Bhaktapur

Dopo soli due giorni, ci tocca già riprendere quella terribile strada che ci aveva condotto fino a Chitwan. Questa volta, però, torneremo nella valle di Kathmandu e più precisamente a Bhaktapur dove dormiremo presso una famiglia nepalese in uno dei villaggi maggiormente colpiti dal terremoto del 2015. Fortunatamente, la strada è abbastanza libera e raggiungiamo la nostra destinazione in “sole” 7 ore. Bhaktapur sembra una Kathmandu più in piccolo. Anche qui c’è una Durbar Square che è visitabile solo a pagamento e la cui maggior parte degli edifici risulta molto danneggiata. Decidiamo di visitarla comunque e trascorriamo quindi il pomeriggio per le vie del centro storico prima di raggiungere in serata il luogo in cui alloggeremo: Bastola Gaun. Bastola Gaun è un piccolissimo villaggio (una decina di case) con una caratteristica che ci fa subito sorridere: tutti i residenti hanno lo stesso cognome e questo è… Bastola! Dopo aver salutato la nostra guida Maila, raggiungiamo la casa di Raja, il ragazzo che ci ospiterà insieme alla sua famiglia. La loro casa è molto danneggiata dal terremoto ma è stata dichiarata sicura. Ci spiegano che non hanno abbastanza soldi per permettersi un restauro ed è questo il motivo per cui sono aperti all’home stay. Insieme a Raja e ai suoi genitori, vive la sorella – con una bimba piccolissima nata solo poche settimane prima del nostro arrivo – e una mucca che gli fornisce il latte da vendere al mercato di Kathmandu ogni giorno. Trascorriamo la serata con loro, parlando delle differenze tra Nepal e Italia, di storia, di politica, di religione e molto altro. Arriva la notte e neanche ce ne accorgiamo perché il tempo vola via quando si è felici.

Leggi anche il nostro racconto Homestay in Nepal? Perchè no!

Giorno 13: Bhaktapur-Kirtipur

In mattinata ci svegliamo e facciamo colazione insieme a Raja e la sua famiglia, dopodiché andiamo a fare una passeggiata nella zona circostante. Raja ci conduce orgogliosamente fino al Jalpadevi Temple, un piccolo ma grazioso luogo di culto induista per tutte le famiglie della zona.

Kirtipur

Tornati a casa Bastola per recuperare i nostri bagagli, giunge purtroppo il momento dei saluti con questa famiglia che ci ha aperto le porte di casa e del loro cuore. La prossima fermata è Kirtipur, un tranquillo paesino sempre nella Valle di Kathmandu. Lo raggiungiamo in bus, in un viaggio scomodissimo ma super economico, tra odori improbabili e gente che trasporta qualunque cosa. Rimasti senza la nostra guida, non abbiamo alcun programma. Decidiamo quindi di camminare un po’ per le vie di Kirtipur. Il villaggio si snoda su una collina e il suo centro è, ovviamente in alto. Raggiungere la cima è faticoso ma da qui si ha una vista incantevole su tutta la Valle. Scoviamo un hotel e decidiamo quindi di approfondire la nostra conoscenza di Kirtipur trascorrendoci la notte. La piazza principale di Kirtipur ricorda una Durbar Square in miniatura. Mentre la esploriamo, incontriamo un simpatico nepalese che parla italiano e che decide di trascorrere un po’ del suo tempo con noi per allenare la sua conoscenza della nostra lingua. Verso sera, ceniamo con un Dal Bhat e ci godiamo il tramonto dal balcone del nostro hotel.

Leggi anche il nostro racconto: Kirtipur, un angolo di tranquillità alle porte di Kathmandu!

Homestay in Nepal
Fare homestay consente di vivere in piena sintonia nella casa di una famiglia nepalese

Giorno 13-14-15: Kathmandu

Il nostro viaggio in Nepal termina nella grande capitale: Kathmandu. Abbiamo scelto di lasciare agli ultimi giorni la nostra visita approfondita di questa città dai mille contrasti. Nei 3 giorni che passiamo in questa città mitica, proviamo di tutto: sole e pioggia, gioia e tristezza, bellezza e bruttezza. Non ci dilunghiamo oltre, il nostro racconto di Kathmandu lo trovate in questo articolo.

Nepal: cartina del nostro viaggio


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