Pokhara – un’oasi verde ai piedi dell’Annapurna

Pokhara è un luogo incantevole. Situata in una ampia vallata sovrastata dal massiccio dell’Annapurna, questa tranquilla cittadina si sviluppa sulle rive del Phewa Tal, il secondo lago più grande del Nepal.

Questo posto ha un’aurea quasi magica. Lontanissima dal caos e dallo smog di Kathmandu, Pokhara è il paradiso per gli amanti dello sport e dell’avventura: è possibile fare parapendio o sfrecciare a 120km/h sulla zip line più lunga al mondo. Da qui partono inoltre le spedizioni per il campo base dell’Annapurna. Forse per questo motivo Pokhara è piena di turisti anche in bassa stagione!

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Noi ci arriviamo a metà mattina, dopo un paio d’ore di auto provenienti da Bandipur, la tappa precedente del nostro viaggio nepalese. Il nostro tour inizia dal International Mountain Museum, un museo dedicato alle cime più alte del mondo, molte delle quali sorgono proprio vicino a Pokhara. L’ingresso al museo per i turisti costa 400 rupie. La visita è piuttosto interessante. Si inizia con una descrizione dettagliata delle 35 etnie che popolano il Nepal: di ciascuna vengono presentati usi, tradizioni, costumi tipici e dialetti. Tra queste etnie, la più legata al museo è senza dubbio quella degli Sherpa, per via della lunga tradizione di assistenza nelle scalate. La parte successiva è infatti dedicata alle montagne. La cosa che più ci stupisce è come nell’immaginario comune, o perlomeno nel nostro, le cime più celebri siano Everest, K2 e Nanga Parbat. In realtà le montagne da oltre 8mila metri di altezza sono ben 14, molte di esse in Nepal, ed il primo uomo ad averle scalate tutte è un italiano: il grande Reinhold Messner. La nostra guida, Maila, ci confessa che la massima altezza da lui raggiunta è stata seimilaottocento metri. È piuttosto triste per questo, ma la vera cosa triste, forse, è che noi consideriamo alta montagna quella di Bormio 2000!
La visita al museo si conclude con una panoramica degli effetti del riscaldamento globale sui ghiacciai (Presidente Trump non si tappi le orecchie!), alcuni simpatici aneddoti sulla leggenda dello Yeti e un plastico piuttosto realistico del Manaslu alto ben 9 metri.

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Per pranzo consumiamo dei mo:mo di bufalo in un ristorante cinese a conduzione familiare.
La seconda parte della nostra giornata a Pokhara inizia dalle Devi’s Falls. Si tratta di una serie di piccole cascate che si formano dal Pardi Khola, un piccolo fiume che nasce dal Phewa Tal. Il nome particolare è dovuto a una storia piuttosto tragica: pare infatti che un turista svizzero di nome David sia accidentalmente caduto nelle cascate perdendo la vita; da quel momento questo luogo è stato a lui intitolato.
Lasciamo le Devi’s Falls e attraversiamo la strada. Qui infatti c’è l’ingresso del Gupteshwor Mahadev Cave, una stalattite abbastanza imponente che si sviluppa nel sottosuolo ed è consacrata alla divinità induista Shiva. Essendo un luogo sacro, non è possibile fare foto ma francamente non ne capiamo il motivo visto che incontriamo un gruppo di “fedeli” indiani che trattano questo posto molto peggio di come lo tratterebbe un fotografo! La visita alla Cave si conclude nuovamente con le Devi’s Falls: è qui infatti che passa l’acqua portata dalle cascate che prosegue il suo corso prima di ritornare in superficie qualche kilometro fuori Pokhara.

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La prossima tappa ci porta alla World Peace Pagoda, una imponente stupa che sorge in cima ad una collina poco fuori Pokhara. Ci sono 3 modi per arrivarci. Il primo, il più comodo, è quello che scegliamo noi: arriviamo in taxi fino al parcheggio e percorriamo l’ultimo tratto di salita per una ventina di minuti circa. Gli altri due sono trekking di bassa e media difficoltà. Arrivati in cima alla collinetta, troviamo davanti a noi la stupa. Il corpo bianchissimo fa risaltare ancor di più l’oro della cupola e delle statue di Buddha che sorgono ai quattro lati.

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Per salirci bisogna togliersi le scarpe ma proprio mentre ci accingiamo a farlo ecco che arriva immancabile la nostra nuvoletta di Fantozzi! E con lei, i nostri problemi… per il ritorno infatti, abbiamo deciso di scendere a Pokhara a piedi percorrendo uno dei due trekking in mezzo alla foresta. La forte pioggia e il fango trasformano quella che doveva essere una piacevole passeggiata in una sfida quasi estrema! Esausti raggiungiamo dopo un’oretta le rive del Phewa Tal, proprio nel momento in cui la pioggia smette di scendere.
Qui affittiamo per 500 rupie una piccola barca a remi che in una mezz’oretta ci porta sull’altra sponda del lago, quella dove sorgono ristoranti e hotel.
Stremati ci concediamo un tè caldo prima di andare a cena al Maya Pub&Restaurant, un ristorante internazionale dalla cui terrazza vediamo scendere la notte su Pokhara. Namastè!

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