Kathmandu – A spasso tra Thamel e Durbar Square

Il nostro primo impatto con Kathmandu è abbastanza scioccante. Polvere e fango sono ovunque, così come le mucche e i cani randagi che vagano per le strade rendendo ancora più folle il traffico per le strettissime strade di una città in cui scooter e auto si fanno largo a colpi di clacson per schivare i pedoni. L’aria è quasi irrespirabile: polvere, smog, odori di cibo e altro si mischiano, rendendo davvero difficile il nostro ambientamento.

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Appena arrivati al piccolo aeroporto internazionale di Tribhuvan, decidiamo di recarci subito in hotel per il check-in e per rilassarci un pochino dopo il volo. Abbiamo prenotato una stanza all’Aria Botique & Spa Hotel approfittando di una offerta Genius su Booking.com e strappando un prezzo conveniente in una città in cui gli alloggi sono comunque piuttosto economici.

Trascorreremo a Kathmandu e nella sua valle ben 5 giorni quindi optiamo per un inizio “soft” passeggiando fino a Durbar Square per osservare da vicino cosa il terremoto del 2015 ha risparmiato di questo posto leggendario.

È bassa stagione e sono davvero pochi i turisti occidentali che si incontrano per strada. Forse anche per questo motivo veniamo fermati praticamente ogni 5 metri da ambulanti che provano a venderci di tutto: piccoli violini artigianali, bracciali, sculture, tiger bomb (ma cosa sono poi le tiger bomb?) fino addirittura ad hashish e marijuana. C’è da dire che tutti sono piuttosto carini, vogliono parlarci e sapere cosa ci ha spinti in Nepal, che giro faremo e quanto ci fermeremo. Un ragazzo addirittura ci invita a prendere un tè insieme, spinto dalla curiosità di conoscere l’Italia e parlare un po’ inglese.

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Dopo aver rischiato di essere investiti almeno un centinaio di volte, arriviamo finalmente a Durbar Square. L’ingresso costa 1000 rupie a persona (poco meno di 10 euro, costo da pagare solo per i non nepalesi) e consente l’accesso all’area storica e a un museo che praticamente non si può visitare perché danneggiato dal terremoto. Qui inizia un’altra “battaglia”: quella con le guide che ci offrono il tour dell’area. Ognuno, ovviamente, è il migliore. Decidiamo di respingere gli assalti e provare a cavarcela da soli: missione fallita. Capirci qualcosa in un posto super affollato e pieno zeppo di cani randagi, senzatetto e venditori ambulanti è praticamente impossibile. Scegliamo quindi di affidarci a Krisna, quella che tra le 42 guide abilitate per l’attività nella Durbar Square ci aveva fatto l’impressione migliore. In effetti Krisna è molto bravo e non solo ci spiega la storia del luogo, ma ci da anche alcuni aneddoti sulla cultura nepalese, sull’induismo e sulla vita di Buddha. Quello in cui Krisna non ci aiuta è evitare gli assalti degli ambulanti che rimarranno una costante per tutta la giornata!

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Durbar Square, dicevamo. Durbar Square è la piazza principale di Kathmandu che in passato ospitava la cerimonia di incoronazione del re. Qui era possibile individuare ben 48 tipologie architettoniche differenti che oggi sono state in parte o completamente distrutte dal grande terremoto del 2015. Tra i tanti edifici oggi visitabili, due sono quelli che ci hanno particolarmente colpito. Il primo è il Kama Sutra Temple, un tempio dedicato al Kamasutra. Krisna ci spiega che al tempo della sua costruzione, intorno al XVII secolo, in Nepal c’era un problema legato alle nascite. Il re volle quindi creare un percorso educativo per la popolazione. Verità o leggenda, resta il fatto che vedere scene di sesso sulle pareti di un luogo sacro è qualcosa di piuttosto insolito.

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Il secondo luogo che ci colpisce è la Kumari Bahal. Questa casa con cortile interno ospita la Kumari, una ragazzina considerata una dea vivente. Krisna ci spiega che la Kumari vive qui, studia e medita, conservando questo status divino fino alla prima mestruazione. Dopodiché torna alla sua vita e viene sostituita da un’altra bambina. Noi siamo riusciti a vedere la Kumari (se vi capita non scattate foto!) ma più che una dea, abbiamo visto solo una bambina dallo sguardo triste…

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Lasciata Durbar Square restiamo nell’area di Thamel. Qui sorgono una infinità di negozi, principalmente dedicati all’escursionismo. Non ci tiriamo indietro da del sano shopping acquistando in un negozio due comodi teli per dormire all’aperto che ci torneranno utili nei prossimi giorni. Impariamo anche una cosa: se trattare sul prezzo in Nepal è quasi un obbligo, nei negozi è meglio non farlo…
La nostra giornata termina a Thamel, in un grazioso locale internazionale chiamato Tummo, dove sorseggiamo una birra nepalese mentre i monsoni, che ci hanno graziato nel corso della giornata, iniziano a riversare pioggia sulle strade di Kathmandu.

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