NYC FILES – Part 1: An Empire State of Mind

In New York,
concrete jungle where dreams are made of
There’s nothin’ you can’t do
Now you’re in New York
These streets will make you feel brand new
Big lights will inspire you
Let’s hear it for New York, New York, New York

(Empire State of Mind, Jay-Z feat. Alicia Keys – 2009)

Il nostro sguardo vaga tra i soffitti alti e gli scaffali in legno ma non c’è nessuna traccia di Eleanor Twitty, il fantasma che infestava la New York Public Library nella celebre scena iniziale dei “Ghostbusters”. La voglia di studiare ormai se ne è andata da un pezzo, ma l’odore di polvere e il rumore delle pagine sfogliate da tutti gli studenti creano un ambiente rilassante e difficile da lasciare. La sede della New York Public Library sulla quinta strada, situata tra la 40esima e la 42esima Avenue, è davvero un gioiello incastonato nella New York dei grattacieli. Vi si possono trovare oltre 20 milioni di libri, tutti in fila dietro alla Bibbia di Gutenberg, il primo volume stampato a caratteri mobili nel 1453, ben prima della scoperta dell’America stessa, ma anche rivivere scene di celebri film semplicemente passeggiando per i corridoi.

Usciamo dall’edificio e diamo un ultimo sguardo alle statue dei leoni che fanno da guardia alla biblioteca. Ormai sta diventando buio. Ci lasciamo alle spalle Bryant Park e imbocchiamo la Broadway: tra poco saremo a Times Square, nel pieno del trionfo di luci e suoni che accompagnano la marea umana che ad ogni ora del giorno e della notte popola la piazza più famosa d’America.

E’ una tappa di passaggio nella nostra serata: giusto il tempo di cenare, poi raggiungeremo la destinazione finale. La cameriera dell’Hard Rock Cafè ci sorride e ci serve i nostri piatti. Un club sandwich, un cheeseburger, tante patatine e un piatto di immancabili onion rings e mozzarella sticks. Mentre mangiamo, i televisori trasmettono un concerto di Bruce Springsteen. Le note inconfondibili del Boss, i cimeli sparsi per il locale, cibo 100% americano: siamo totalmente immersi nell’American Dream!

Quando usciamo è ormai calata la notte su New York. Le luci e il traffico rendono la città ancora più affascinante: il momento è arrivato!  Ci incamminiamo sulla Broadway in direzione sud e in meno di 10 minuti raggiungiamo l’ingresso principale sulla 34^ strada. Alziamo lo sguardo, lo spettacolo è imponente: sopra di noi si ergono 443 metri di cemento e acciaio per quello che è il più alto edificio cittadino (ora superato dal One World Trade Center): l’Empire State Building.

Davanti a noi una coda di persone in attesa di salire. Non c’è fretta, stiamo per ammirare uno spettacolo che ci toglierà il fiato e vogliamo pregustare il momento. Prendiamo il nostro posto e aspettiamo.

Quando arriva il nostro turno, l’adrenalina è all’apice e ci tremano le gambe. Il viaggio in ascensore è incredibile: in poco più di un minuto si percorrono 80 piani, poi un passaggio rapido per salire fino  all’86esimo, dove è situato l’osservatorio.

Silenzio.  Poi la musica di un sassofonista. Oltre le vetrate qualche decina di persone ammira ammutolita il panorama. Usciamo dall’osservatorio per andare sulla terrazza e finalmente riusciamo a realizzare ciò che stiamo vivendo.

Vista dall'Empire

Sotto di noi le luci della città, l’oceano in lontananza, il Ponte di Brookyn, la vista del Chrysler Building e del Rockefeller Center. L’incredibile percezione di trovarsi sul tetto del mondo, la sensazione di essere invincibili. There’s nothin’ you can’t do,  Now you’re in New York…

Scendere dall’Empire significa tornare con i piedi per terra e riprendere il contatto con la realtà. Ci incamminiamo su Park Avenue verso casa, anche se con la mente stiamo ancora volando.  Questa notte non ci sarà bisogno di sognare, siamo già dentro un sogno…

#NYCFiles è un racconto a puntate (1)

 

Leggi le altre parti del racconto:

NYC FILES – The beginning

4 thoughts on “NYC FILES – Part 1: An Empire State of Mind

  1. Mi fate piangere! Dopo avervi letto vorrei tornare a New York ADESSO 😢
    Poi la colonna sonora è super azzeccata: io la canticchiavo in continuazione l’ultima volta che sono stata a NY. Spero di poterci tornare il prossimo anno per il mio compleanno – fingers crossed. E nel frattempo ci torno attraverso i vostri diari!

    Mi piace

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