Vi presentiamo Takuya, la nostra guida gratuita di Tokyo Free Guide

Anche nella capitale abbiamo scelto di fare una giornata di tour con la guida, questa volta scelta tramite Tokyo Free Guide.

Memori dell’esperienza di Kyoto, siamo carichi e non vediamo l’ora di cominciare!

Prima di uscire facciamo la colazione offerta dall’hotel. Possiamo scegliere tra quella tipica giapponese e quella internazionale e optiamo per la seconda, memori dell’esperienza nel ryokan. Il cibo è abbastanza buono, ma la situazione, con moltissime persone in uno spazio limitato e un fortissimo rumore di sottofondo, non ci piace moltissimo.

Facciamo in fretta e ci dirigiamo verso l’ingresso dove ci aspetta Takuya, il nostro secondo giappononno (vista l’età abbiamo nominato così sia lui che Michiro) che ha organizzato per noi la giornata. Lo riconosciamo, ci presentiamo e…capiamo subito che di Michiro ha ben poco… Il suo inglese è abbastanza scarso, parla a bassa voce e, forse a causa della sua timidezza, non sembra particolarmente felice di essere lì con noi.

Cerchiamo di non partire prevenuti e lo seguiamo verso l’ingresso della metro. Mentre scendiamo con la scala mobile, ci mostra la mappa della metropolitana e ci spiega come funziona e quali sono le tariffe. Fantastico, almeno a Tokyo saremo in grado di muoverci da soli con i mezzi pubblici.

 

Kichijoji – ma perché siamo qui?

Nel descrivere via mail la prima tappa del nostro tour, Takuya aveva utilizzato le parole “local shopping site”, quindi ci aspettavamo qualcosa di molto simile a Ginza. Quando arriviamo a Kichijoji, invece, ci rendiamo conto che ci siamo immaginati qualcosa di sbagliato. Il quartiere è…strano e non ci sembra avere niente di particolare. Takuya corre e facciamo fatica a stargli dietro (sarà di fretta?), quindi non abbiamo moltissimo tempo per soffermarci a fare fotografie. Quando ci aspetta, lo fa per dirci qualcosa nel suo giappinglese incomprensibile a cui noi rispondiamo con monosillabi o cenni del capo.

Alla prima sosta Davide inizia ad innervosirsi (quando si dice avere pazienza) e ad insultarlo in italiano: siamo in un supermercato… “Vi ho portati qui perché possiate confrontare i prezzi con quelli che ci sono in Italia…qui sono più alti!” A parte che non è vero, ma con tutto quello che c’è da vedere a Tokyo, ci stai davvero portando a vedere i prezzi all’interno del supermercato? Facendo qualche ricerca a mesi di distanza mi rendo conto che non eravamo nemmeno a Tokyo: Kichijoji è un quartiere della città di Musashino, conurbata di Tokyo.

Nel dirigerci alla seconda tappa ci fermiamo al volo al parco di Inokashira, di cui vediamo praticamente solo il laghetto. La giornata è grigia, piove, non fa neanche particolarmente caldo…e Takuya non ci sta aiutando a livello di umore.

 

Giardini botanici Jindai: anche in Giappone ci sono le rose

Rimaniamo nella zona di Musashino per dirigerci al giardino botanico, che sorge proprio sopra al tempio di Jindaiji, nostra prossima fermata. Considerando che non amo particolarmente i fiori, soprattutto se si tratta delle stesse rose che ho visto 2000 volte in Italia, inizio ad infastidirmi anche io senza però darlo a vedere a Takuya (giuro!) che, ricordiamolo, non è pagato ma svolge l’attività di guida da volontario.

 

Al Tempio Jindaiji la preghiera dei monaci buddisti

Usciti dal giardino botanico ci dirigiamo al tempio Jindaiji, molto vicino. Ancora una volta non siamo a Tokyo (ma perché??), ma a Chofu. Il tempio è molto bello e, quando ritroviamo alcuni dei simboli di cui Michiro ci ha spiegato il significato, non possiamo fare a meno di pensare a lui con un po’ di nostalgia. Takuya prova a spiegarci qualcosa ma non è preparatissimo, quindi quando gli facciamo delle domande non risponde o devia l’argomento.

A 5 minuti dal nostro arrivo abbiamo già voglia di andarcene ma è proprio nel momento di maggiore disperazione che succede qualcosa di fantastico: sentiamo il suono di un gong e il canto di un monaco. Ci rendiamo conto che all’interno sta iniziando una preghiera e corriamo ad assistere. Come ci era già successo a Kyoto, rimaniamo affascinati e la cosa che ci stupisce di più è il fatto che questa sia completamente diversa da quella. Siamo concentratissimi e impazienti di sapere cosa succederà dopo quando ci si avvicina Takuya: “Dobbiamo andare, o facciamo tardi per il pranzo” GRRRRRRRRR

Lo seguiamo delusi nel ristorantino interno al giardino del museo, dove ha prenotato un tavolo.

 

Se siete deboli di stomaco non mangiate la soba

Il ristorante in cui entriamo è molto bello ed elegante (i prezzi li lascio immaginare a voi, io preferisco dimenticarli). Takuya ci dice che la specialità della zona è la soba, che qui è buonissima, quindi ne ordiniamo un piatto a testa. Prova a convincerci a prendere anche la tempura, ma considerando i prezzi e il fatto che dobbiamo pagare anche per lui, evitiamo.

Dopo una decina di minuti ecco arrivare i nostri piatti (foto) e una ciotolina con un brodino di soia di accompagnamento.

Primo assaggio, silenzio, ci guardiamo: si tratta di spaghetti cucinati senza sale e raffreddati prima del servizio. Sono ghiacciati. Davide ride, io non so se seguirlo o mettermi a piangere. Takuya ci spiega che vanno mangiati insieme al brodino, ma la situazione non cambia: anche quello è freddo.

Riusciamo a mangiare tutto con fatica ma velocemente: prima ci muoviamo e prima finiamo questo tour disastroso. Prima di lasciare il ristorante riceviamo dalla proprietaria due ventagli, omaggio per il nostro matrimonio. Meno male, almeno una cosa positiva.

 

Tokyo Metropolitan Office – neanche il meteo ci aiuta oggi

Arriviamo (finalmente) all’ultima tappa del nostro tour guidato: il Tokyo Metropolitan Office, una torre di 202 m di altezza nel quartiere Shinjuku, dalla quale è possibile ammirare l’intera città e vedere anche il Monte Fuji. Quando Takuya ci spiega dove ci sta portando ci illudiamo che questa giornata si possa concludere in modo positivo ma una volta arrivati davanti all’ingresso ci rendiamo subito conto che si tratta i false speranze: la coda per salire è interminabile! “Strano, ci porto tutti i turisti a cui faccio da guida ma non ho mai fatto più di 5 minuti di fila”. Io ormai ho smesso di rivolgergli la parola un’ora fa (sì, lo so, avevo detto che non lo avrei fatto perché è un volontario e bisogna apprezzare lo sforzo, ma tutto ha un limite!) quindi lo ignoro, Davide fa qualche battuta in italiano e poi cambia discorso.

Facciamo 45 minuti di coda perché “uno dei due ascensori è rotto” (ma dai?! Che fortuna!), poi riusciamo a salire. L’idea è buona, dall’alto della torre si vede tutta la città….peccato che sia la giornata più nuvolosa da quando siamo qui e il problema non è che non riusciamo a vedere il Monte Fuji: abbiamo dei seri problemi anche con Tokyo. Nel complesso questa è comunque la tappa più interessante del nostro tour.

Alle 16.00 è finalmente giunto il momento dei saluti: ringraziamo (nonostante tutto) Takuya e partiamo per il nostro personale tour della città, direzione Shibuya.

 

Le migliaia di formichine di Shibuya

Se c’è una cosa che Takuya ci ha insegnato oggi è come muoverci con i mezzi pubblici: senza difficoltà riusciamo a prendere la JR e ad arrivare alla stazione, famosa per la quantità di persone che ogni giorno attraversano l’incrocio.

Uscendo dalla metropolitana riusciamo ovviamente a perderci! Altro che la stazione Centrale a Milano, Shibuya è un labirinto e trovare la direzione giusta è praticamente impossibile! Chiediamo indicazioni, camminiamo ancora un po’ e, quando ci troviamo in mezzo a un migliaio di persone che attendono ordinatamente il proprio turno di attraversare il semaforo, capiamo che siamo arrivati a destinazione.

Attraversiamo anche noi ma la gente è così tanta che non riusciamo a renderci conto della situazione. Per vedere meglio da scena dall’alto entriamo, come tutti i turisti, nello Starbucks che fa angolo proprio sopra all’incrocio (e che probabilmente è uno dei punti vendita più redditizi del mondo).

Auto ferme. Scatta il verde per tutti i pedoni dell’incrocio.

Assistiamo alla scena degustando il frappuccino più calorico e obesoide di Starbucks (tra gli ingredienti principali: cioccolata, biscotti, panna e caramello) e non paghi ci mangiamo anche un dolce alla cannella.

 

Tra Shibuja e Harajuku, una passeggiata nei quartieri più belli della città e una sosta al karaoke

Ci muoviamo da Starbucks e procediamo a piedi nella zona intorno alla stazione. La prima cosa che notiamo è il livello di inquinamento acustico che caratterizza questa zona della città: i maxi schermi presenti su buona parte dei palazzi (molto simili a quelli di Times Square a New York) non sono solo visivi, ma emettono suoni molto forti e tutti diversi tra loro. A questo si aggiungono le auto e i van che passano per la strada pubblicizzando gli ultimi cd delle boy-band giapponesi più in voga.

Anche in questa zona ci rendiamo conto che a Tokyo è tutto gigantesco: palazzi, mezzi, schermi,….

Entriamo in qualche negozio, camminiamo un po’ e poi lo vediamo: un palazzo di 8 piani con la scritta Karaoke. Ne avevamo visti alcuni anche a Kyoto ma questo ha qualcosa di diverso, ci sta chiamando!

Decidiamo di entrare e ci si apre un mondo. Il tutto funziona in questo modo: si entra, si decide per quanto tempo si vuole rimanere (da mezz’ora in avanti) si ordina qualcosa da bere (i soft drink sono inclusi nel prezzo) e ci si dirige nella sala indicata dal personale. Il karaoke avviene lì, in una saletta piccola e privata.

Passando vediamo gruppi di amici ma anche persone da sole che cantano divertite; è tutto un po’ strano ma vogliamo provare, quindi ci accomodiamo nella saletta e cominciamo!

Fantastico! La nostra ora passa molto più rapidamente di quanto ci aspettassimo!! Siamo tentati di prolungare la nostra permanenza ma cambiamo idea perché abbiamo ancora moltissime cose da vedere e la giornata sta per finire.

 

Takeshita Dori, la via più stilosa (e più rosa) della città

Usciti dal quartiere di Shibuya arriviamo ad Harajuku, il quartiere degli stili di strada e delle tendenze giovanili estremamente innovative. Le vie principali sono due:

  • Takeshita Dori (la mia via preferita in tutto il Giappone), in cui negozi completamente rosa si alternano ad altri di abbigliamento punk rock. Pezzo forte di questa zona le creperie-gelaterie, in cui vengono servite crepes a forma di cono contenenti gelato, panna e frutta
  • Omotesando Dori, in cui i negozi principali sono quelli dei grandi marchi

Entriamo in tutti i negozi di Takeshita, compresi quelli in cui le ragazzine possono entrare, scegliere abiti particolari, pettinarsi, truccarsi e farsi delle foto in macchinette simili a quelli per le fototessere presenti nelle fermate della metropolitana milanese.

Visto che è sera e siamo stanchi ci ripromettiamo di tornare in questa zona prima di partire e prendiamo la JR Line a Yamanote per tornare verso l’hotel.

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