Una giornata in ryokan nella piccola Takayama

Oggi è il giorno della partenza per Takayama, piccola città di montagna nella prefettura di Hida che ha mantenuto il fascino del Giappone tradizionale. Ci arriveremo in treno: Shinkansen (alta velocità) fino a Toyama e regionale alla nostra meta finale.

Dopo un passaggio veloce nell’edicola della stazione per prendere qualche manga da regalare ad amici e parenti (che ovviamente non li leggeranno mai a meno che per qualche strana ragione non decidano di imparare il giapponese), partiamo.

Alla ricerca del ryokan

Dopo quasi quattro ore siamo a Takayama e andiamo alla ricerca del Ryokan Asunaro, la sistemazione in cui trascorreremo la notte. Seguiamo attentamente la cartina, giriamo prima a destra, poi a sinistra, poi ancora a destra e….indovinate? Persi! Iniziamo a girare senza meta e pensiamo addirittura di tornare al punto di partenza e riprovarci, quando vediamo un signore su una bicicletta: ancora una volta è un vecchiettino dalla faccia buffa (link) ad aiutarci. Grazie alle sue indicazioni, rigorosamente in Giapponese, ma accompagnati da gesti eloquenti, in 5 minuti raggiungiamo la nostra meta.

 

Vita nel ryokan: yukata, relax e…spazio per sistemare le valigie!!!

Il Ryokan Asunaro è sicuramente l’alloggio più affascinante tra quelli che abbiamo visto durante il nostro viaggio (assolutamente consigliato!). Come in tutte le strutture nipponiche in legno, all’ingresso è necessario togliere le scarpe ed indossare delle ciabatte fornite dai gestori, da abbandonare all’interno delle stanze con pavimenti rivestiti di tatami.

Al nostro arrivo ci viene subito consegnato il nostro yukata, che indosseremo per tutto il periodo della nostra permanenza, e veniamo accompagnati nella nostra stanza. Prima di lasciarci ci chiedono di scegliere un orario per la cena: 18.00 o 18.30, come in una casa di riposo che si rispetti!

Entriamo e….finalmente un po’ di spazio!!! Ne approfittiamo subito per tirare fuori tutto dalle valigie, ripiegare e risistemare in modo ordinato.

Ci riposiamo un attimo e poi decidiamo come organizzare la nostra giornata: massaggio, onsen e relax!

Ci rilassiamo con un massaggio shatsu?

Prenotiamo due massaggi per le 16.00, ma Davide all’ultimo momento decide di non farlo. Io non cambio assolutamente idea, anzi…quando la massaggiatrice arriva sono già pronta sul futon.

Il massaggio dura un’ora ed è la cosa più…dolorosa che io abbiamo mai provato, il che mi fa pensare che il mio corpo sia completamente bloccato e che si sia dimenticato che ho solo 26 anni. Un’ora di respiri affaticati, lacrime agli occhi e lamentele, con Davide che ride contento di essersi tirato indietro.

Quando finisco rimango immobile per mezz’ora alla ricerca del modo migliore per alzarmi senza rompermi in mille pezzi e appena ci riesco usciamo dalla stanza e ci fiondiamo nella onsen.

Onsen: a metà tra una vasca da bagno e una piscina termale

Il titolo è già abbastanza eloquente di suo: chiunque pensi di andare in un’onsen per vivere la classica esperienza termale a cui siamo abituati in Italia si sbaglia! Eh sì, perché non si tratta della piscina con acqua calda in cui uomini e donne entrano per rilassarsi, ma un modo per ovviare all’assenza della vasca da bagno nelle camere.

Per entrare è necessario attenersi a determinate regole:

  1. Uomini e donne sono rigorosamente separati: ognuno ha la sua onsen
  2. Il silenzio è d’obbligo…e i giapponesi lo rispettano!
  3. Non è possibile andare oltre gli spogliatoi indossando qualsiasi tipo di indumento, ciabatte incluse
  4. Prima di entrare nella vasca è obbligatorio lavarsi corpo e capelli con bagnoschiuma e shampoo forniti dalla struttura
  5. La suddetta operazione di lavaggio deve essere effettuata seduti sopra a dei piccoli sgabelli, nessuno può stare in piedi (e su questo punto avrei delle osservazioni legate all’igiene e alla condivisione di eventuali microbi e batteri)

Una volta effettuate le operazioni precedenti è possibile entrare nella vasca termale (attenzione: l’acqua è veramente bollente, abituarsi è molto difficile) e rilassarsi.

Alle 18 siamo entrambi pronti e possiamo dedicarci alla nostra cena kaseiki, la cucina raffinata che tanto abbiamo aspettato.

 

Cucina kaseiki: un’esperienza da provare una (sola) volta nella vita

Quando entriamo nella sala del ristorante tutto è pronto per iniziare la cena: sul tavolo troviamo una sorta di bento (link), un piccolo cuoci-vivande, acqua, the, un bicchierino di sake e un foglio che spiega gli aspetti tradizionali di questa cucina e come goderne appieno.

Partiamo con il bicchierino di sake che, bevuto per primo, è un augurio di buona fortuna, e poi iniziamo a leggere il menu.

Non conosciamo almeno i ¾ dei piatti che stiamo mangiando, di alcuni non riconosciamo nemmeno i sapori. Alcuni piatti sono da cucinare al momento con il fornellino che abbiamo a disposizione, altri sono da degustare secondo determinati rituali. Cerchiamo di attenerci alle indicazioni delle cameriere ma capiamo veramente poco di quello che stiamo facendo.

Il cibo è…strano. Buono se mangiato in quantità limitate, ma poi diventa nauseante per chi non è abituato.

Cerchiamo di finire tutto, ma non è così semplice, soprattutto con pietanze come i calamari crudi, il piatto più viscido che io abbia mai assaggiato. Davide li lascia, io ce la faccio ma sarà una di quelle esperienza che mi porterò dietro per tutta la vita…e non in senso positivo.

Le portate sono tantissime e quando arriviamo al dolce (una tortina di mango e…tofu) ci stupiamo di essere riusciti a sopravvivere.

Una serata internazionale in un paesino di montagna

Visto che è molto presto decidiamo di uscire per andare a fare un giro, tenendo monitorato l’orario perché dalle 23.00 all’interno del Ryokan Asunaro scatta il coprifuoco.

Facciamo un giro rapido per scegliere uno dei 4-3 pub presenti nei dintorni e alla fine optiamo per l’ambiente internazionale del Red Hill Pub, la cui proprietaria Hisayo parla un ottimo inglese (wow!!). Prendiamo posto al bancone, scegliamo il nostro cocktail e ci mettiamo a guardare i quaderni che contengono le testimonianze di tutti i turisti che hanno messo piede nel locale: saranno almeno 20, con messaggi scritti dall’inizio degli anni 2000 ad oggi.

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Insieme ai cocktail Hisayo ci porta dei dolcetti tipici giapponesi, abbastanza buoni ma dall’aspetto non particolarmente invitante e ci offre un bicchierino di sake, che beve insieme a noi.

Alle 22.30 siamo di nuovo nel ryokan e non vediamo l’ora di riposare.

 

Una colazione da NON ripetere

Dopo la notte più riposante da quando siamo arrivati in Giappone, alle 7.00 siamo svegli e pronti per riprendere il viaggio verso Tokyo.

Prima di lasciare il ryokan ci aspetta la colazione, che attendiamo con ansia per “depurarci” dalla cena della sera prima. Pregustiamo il sapore della brioche e del latte caldo ma…ci sbagliamo! Qui anche la colazione  kaseiki!

Mangiamo con molto poco gusto riso con pesce, insalata e zuppa di miso e ci organizziamo per andare a comprare un dolcetto nella strada per la stazione.

 

Prima di lasciare il Ryokan Asunaro riceviamo un pensierino da conservare come ricordo della nostra esperienza lì dentro; usciamo e andiamo a prendere il treno: Tokyo, arriviamo!!!!

 

3 thoughts on “Una giornata in ryokan nella piccola Takayama

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