Un primo sguardo a Tokyo: da Ginza ad Akiba

Ed eccoci qui, finalmente nella capitale! Arriviamo in un pomeriggio piovoso ma non ci lasciamo abbattere dal maltempo.

Taxi fino all’Hotel Villa Fontaine di Shiodome, check in e siamo in stanza. Rispetto agli alberghi in cui abbiamo alloggiato finora la nostra camera è….uguale! Piccola e compatta, con armadio pressoché inesistente e bagno super tecnologico. Quello che ci stupisce però è la dimensione dell’edificio: enorme! Ci troviamo all’interno dello Shiodome Business Center e questo rende la nostra posizione particolarmente comoda per spostarsi con i mezzi pubblici: metropolitana e passante ferroviario si trovano all’interno dello stesso complesso, la stazione del treno a 300 m. Per cominciare a prendere confidenza con la città decidiamo però di uscire a piedi. Siamo a Ginza, la Fifth Avenue giapponese, e non vediamo l’ora di cominciare

 

Ginza: negozi? No, grattacieli

Arriviamo nella strada principale del quartiere dello shopping e capiamo subito che non ha decisamente niente in comune con Corso Vittorio Emanuele o Corso Buenos Aires. Qui tutti i grandi marchi, da Zara a Gucci, passando per Apple e Sony e andando fino alla Disney, non si limitano ad un negozio, ma hanno interi palazzi.

La nostra prima tappa è all’interno di un negozio per bambini: c’è di tutto, dai pupazzi ai giocattoli, alle maschere…Il tutto ordinatamente disposto su 7 piani, ognuno con un tema particolare. Vorrei comprare tutto ma mi trattengo e mi limito ad un ombrellino trasparente, utile per riuscire a guardarmi intorno pur riparandomi dalla pioggia.

Usciamo e continuiamo a girare per farci un’idea del quartiere. Capiamo abbastanza presto che l’attrazione principale è caratterizzata dai negozi e visto che il nostro obiettivo non è quello di fare shopping (almeno non il primo giorno), decidiamo di metterci a camminare per Chou Dori con l’obiettivo di raggiungere Akihabara, il quartiere dell’elettronica.

4 km di strada a piedi, sotto la pioggia, di sera e con una voglia di dolci inenarrabile… ma ce la facciamo, sbagliando strada solo 2 volte!

 

Akihabara: una vita per le statuine manga

La ragione che ci spinge ad Akihabara (o Akiba, come viene chiamato il quartiere dai nipponici) è il desiderio di vedere cosplayer vestiti da personaggi di Dragon Ball. Non sappiamo per quale motivo abbiamo questa idea della zona: ok, è il quartiere dell’elettronica e degli appassionati di manga, ma nessuno ci ha mai detto che avremo la possibilità di vedere qualcuno che indossi abiti da Goku, Gohan, Trunks o Vegeta…e ce ne accorgiamo appena arriviamo.

Quello che sicuramente ci colpisce è la presenza di moltissime ragazzine vestite da cameriere o scolarette sexy che consegnano volantini di night club a tutte le persone di sesso femminile che passano davanti a loro, che siano accompagnati o meno.

Facciamo un giro e abbiamo subito un’idea del tipo di negozi che caratterizzano l’area:

  • Elettronica a basso costo, ma MAI Samsung, marca che in Giappone viene nominata a fatica
  • Negozi di manga e statuine
  • Palazzi di Ufo-Catcher

Dopo una sosta agli Ufo-Catcher, ancora una volta con scarsissimi risultati (ma avremo modo di rifarci, scopri come!), ci buttiamo sulle statuine dei nostri personaggi preferiti: Davide è alla ricerca dei personaggi di Dragon Ball, io voglio Sailor Venus. I negozi sono tantissimi, ognuno con un numero irripetibile di statuine più o meno belle e verosimili.

Dopo quasi due ore di ricerche siamo confusi e affamati, quindi andiamo alla ricerca di una cosa che non mangiamo da un bel po’ di giorni ma di cui sentiamo l’esigenza: un hamburger!

Troviamo una sorta di fast food di qualità, in cui i piatti, tipicamente americani, sono rivisitati in chiave giapponese: prendiamo un hamburger con avocado e una coca cola e ci godiamo (finalmente) la nostra cena internazionale.

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Nonostante la stanchezza torniamo verso l’hotel a piedi (non siamo ancora in grado di muoverci con i mezzi e preferiamo evitare il taxi) e ci fermiamo in un pub con insegna “Ale House” (un richiamo?). Il maxischermo mostra una partita del campionato giapponese. Prendiamo un cocktail a testa, mangiamo due patatine e ci sentiamo un po’ più vicini a casa.

 

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