Kyoto, una giornata nella tradizione giapponese

E’ il nostro ultimo giorno a Kyoto e vogliamo impegnarlo andando alla scoperta delle tradizioni del paese.

Mentre beviamo il nostro latte al the verde nella hall dell’albergo guardiamo la guida per farci un’idea di come impostare la giornata e decidiamo di optare per il centro. Con la solita fatica, riusciamo a chiedere alla receptionist un aiuto per prenotare due posti per assistere alla cerimonia del the nella piccola struttura di En, nella zona di Gion, poi usciamo e iniziamo a camminare per Karasuma-dori e Shijo-dori, le vie che in questi tre giorni abbiamo percorso con più frequenza.

 

Mercato Nishiki – cibo per tutti i gusti

La nostra prima tappa di oggi è il mercato fisso del centro di Kyoto, una via coperta in cui è possibile ammirare tutti gli ingredienti della tradizione culinaria giapponese, ma non solo. Facciamo un giro tra le bancarelle che vendono pesce, riso e street food e ci rendiamo conto di non conoscere più della metà di quello che vediamo. Proviamo a chiedere informazioni agli ambulanti ma ovviamente non riusciamo a farci capire e veniamo accolti soltanto dai loro “irasshaimaseeeee!” (benvenuti, in giapponese) e “arigato gosaimaaaaaas” (grazie mille). Pesce e cibo in generale non sono le sole cose ad essere vendute: alcuni negozietti sono dei veri e proprio minimarket in cui è possibile trovare anche gli oggetti più particolari. Ovviamente non mancano le tipiche sale giochi, in cui i ragazzini nerd trascorrono buona parte della giornata.

Ippudo – Ramen buonissimi, se riuscite a trovarlo…

Per pranzo abbiamo scelto Ippudo, che è in zona e sembra essere uno dei migliori ristoranti di ramen della città. Ci mettiamo a cercarlo seguendo le indicazioni un po’ dubbie della guida: “si trova in Nikishi-dori, accanto a un ufficio postale e di fronte (in diagonale) a uno Starbucks”. Sì, lo so, sarebbe stato meglio un “si trova in Nikishi-dori al civico XX”, ma il fatto che i nomi delle vie siano rari e che non esistano numeri civici comporta la ricerca di punti di riferimento spesso invisibili o inesistenti. Cercando di orientarci sulla cartina giriamo per oltre 20 minuti senza trovare niente, quindi incrociamo le dita e chiediamo indicazioni ad una ragazza che, per fortuna, parla inglese.

Quando riusciamo a trovarlo, il ristorante è pieno ma la velocità del servizio ci consente di attendere solo 10 minuti. Scegliamo un menu che comprende ramen e gyoza, i deliziosi ravioli ripieni di carne o di pesce. Tutto è davvero buonissimo e i prezzi sono incredibilmente bassi per quello che mangiamo.

Durante tutto il pranzo veniamo intrattenuti da un ragazzino molto simpatico con la sindrome di down, che ci tiene a mostrarci quello che sta mangiando e ad insegnarci qualche parola in giapponese. Anche se non capiamo praticamente niente di quello che dice stiamo al gioco, ripetiamo quello che dice e replichiamo alcuni dei suoi gesti.

 

Cerimonia del the nella affascinante cornice di Gion

Alle 14.30 abbiamo l’appuntamento all’En, una piccola casa da tè in cui per 2000 yen a persona è possibile sperimentare il rituale della cerimonia del tè. Ci mettiamo in viaggio un po’ prima perché la Lonely Planet segnala la location come “difficile da trovare”, ma arriviamo senza alcuna difficoltà e con molto anticipo, facendo qualche riflessione sulla differenza di punti di vista tra noi e gli autori della guida.

I gestori della struttura ci fanno entrare e accomodare sul tatami, poi parte lo spettacolo. La cerimonia è decisamente strana e tutti i gesti che la ragazza di fronte a noi compie ci sembrano abbastanza fuori dal comune, ma il tutto è estremamente affascinante! Se vi dovesse capitare di trovarvi a Kyoto, consiglio caldamente di partecipare: non ve ne pentirete! Durante il rituale non è possibile utilizzare fotocamera e cellulare, quindi non abbiamo testimonianze di quei momenti, ma abbiamo comunque trovato un video che rende molto bene l’idea:

 

Finita la cerimonia tocca a noi: ci consegnano tutto l’occorrente e ci insegnano a fare il tè, che, per la gioia di Davide, degusteremo insieme ai dolcetti tipici (link al giorno 2).

Intorno alle 16 siamo liberi e decidiamo di fare un giro per Gion

 

Gion, l’incontro tra tradizione e modernità

Gion è il quartiere dei divertimenti di Kyoto, ma anche quello della tradizione, caratterizzato dalla presenza delle geisha e delle geiko (che, come ci ha insegnato Michiro, sono le apprendiste geisha).

Visitiamo subito il santuario shintoista di Yasaka-jinja, uno dei templi più belli e interessanti che abbiamo visto nel nostro viaggio in Giappone. All’interno, sono moltissimi i turisti che camminano indossando gli abiti della tradizione, ovvero lo Yukata e i sandali con tanto di calzino bianco con incisione, per evitare la scomodità che tutti almeno una volta nella vita abbiamo provato indossando le infradito con le calze.

Eseguendo i rituali della religione shintoista (anche in questo caso, ringraziamo Michiro), visitiamo tutto il complesso per poi passeggiare nel parco e dirigerci verso Shinbashi, una delle vie più belle del Giappone.

Mentre passeggiamo, decidiamo di dare un’occhiata ai ristorantini Kaseiki, la cucina di alta classe del paese. Nonostante le atmosfere romantiche e i menu che fanno venire l’acquolina in bocca, i prezzi sono davvero altissimi, quindi preferiamo cercare un luogo più alla mano sulla strada verso l’hotel.

Per informazioni sulla cucina Kaiseki, leggete la nostra esperienza al Ryokan Asunaro!

L’ultima a cena a Kyoto: un’ottima scelta

Nel passeggiare vediamo un piccolo teppanyaki, un ristorante in cui la parola d’ordine è cucina alla piastra, e decidiamo di entrare.

Nessuno dei due ha molta fame, il dolcetto di pongo della cerimonia del tè ha deciso di gonfiarsi all’interno del nostro stomaco e lo spazio rimasto è veramente poco, quindi prendiamo due piccole grigliate di gamberi e calamari.

L’aspetto interessante della maggior parte dei ristoranti giapponesi è che è possibile mangiare seduti al bancone dove avviene la preparazione dei piatti, cosa che intrattiene gli ospiti e riduce la percezione dell’attesa. Mentre aspettiamo che arrivi il nostro ordine, quindi, guardiamo con interesse l’anziano proprietario del locale mentre prepara i vari piatti e scattiamo qualche foto.

Quando tocca alle nostre pietanze, la sorpresa: il vecchiettino ci chiama, prima uno e poi l’altro, ci fa girare intorno al bancone e ci permette di scattare delle foto mentre siamo noi a cucinare! Poi ci porta davanti ad un quadro che rappresenta un planisfero e chiede di fare una firma sulla nostra città di provenienza.

La serata prende a questo punto una piega divertente, perché tutti i turisti, dagli spagnoli seduti di fianco a noi ai russi del tavolo dietro, chiedono di poter replicare quanto abbiamo fatto noi e il proprietario acconsente entusiasta.

Mangiamo con soddisfazione il nostri piatti di pesce, buonissimi e cotti a puntino, e prima di uscire riceviamo dei piccoli origami come ricordo della serata.

Nel camminare verso l’hotel andiamo alla ricerca di un gelato al tè verde, di cui ormai sono dipendente, ma la maggior parte dei negozietti che lo vende è chiusa, quindi mi devo accontentare di prenderlo da Hollys, una catena simile a Starbucks.

Prima di andare a dormire ripassiamo velocemente tutto quello che abbiamo fatto a Kyoto: domani è il giorno della partenza per Kanazawa e vogliamo essere certi di non dimenticarci niente.

 

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